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Impresa Agricola
Vivai F.LLI ZANZI
di Carlo Zanzi & C. s.s.

La coltura dell’actinidia ha rappresentato per l’Italia uno dei più eclatanti successi in campo frutticolo; dagli albori negli anni ‘70, si è giunti, nel 1991, al primo posto fra i Paesi produttori nel mondo. Dopo la sbalorditiva crescita di oltre 1500 ettari all’anno, con diffusione della coltura anche in aree scarsamente vocate, si è giunti ad una stabilizzazione dei consumi con una sensibile riduzione dei prezzi al produttore; la superficie investita a kiwi si è mantenuta in leggera crescita nelle zone più vocate mentre in altre meno adatte, soprattutto nelle regioni meridionali, è iniziato un fenomeno di disinvestimento. Una strategia finalizzata alla valorizzazione qualitativa del prodotto, con l’applicazione rigida dei disciplinari di produzione e una campagna di valorizzazione del kiwi italiano proveniente da certe zone vocate con la certificazione della qualità organolettica "superiore" (gusto, sapore, gradi Brix, consistenza, ecc..) sembrano, al momento, le strategie che possono mantenere e rafforzare il primato italiano di produzione del kiwi nel mondo.

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Clima

In linea generale, vanno evitati gli ambienti con frequenti abbassamenti di temperatura che non consentono di produrre costantemente tutti gli anni, così come sono sconsigliate le zone troppo calde, dove le temperature elevate e gli inverni miti non permettono di soddisfare il fabbisogno di freddo della specie. Vanno anche evitati gli ambienti ventosi e le aree soggette a gelate precoci autunnali in corrispondenza del momento della raccolta.

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Terreno

I migliori terreni sono quelli profondi, freschi, ben drenati, con calcare attivo inferiore al 2%, pH compreso fra 6 e 6,5 e salinità inferiore a 2 mS/cm. Si adatta però anche a valori diversi: terreno non troppo profondo, non ben drenato, con calcare attivo fino all’ 8%.

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Materiale vivaistico

La maggior parte delle piante sono ottenute mediante la micropropagazione o per talea; la pratica dell’innesto è stata sempre più abbandonata sia per i maggiori costi sia perché le piante innestate non sono adatte nelle zone caratterizzate da temperature piuttosto basse.

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Sistemi di allevamento

Le forme di allevamento oggi più adottate sono la doppia pergoletta, diffusa in particolare al Nord, ed il tendone.

Le distanze d’impianto sono comprese fra 4 x 4 m e 5 x 5 m; nella pergoletta le distanze tradizionalmente impiegate sono 4,5-5,0 m fra le file e 3,0-4,0 m fra le piante.

Sono stati fatti tentativi per intensificare gli impianti senza troppo successo né consensi. Il disciplinare nazionale di produzione sconsiglia tutte le forme di allevamento idonee all’intensificazione colturale suggerendo superfici utili per pianta non inferiori ai 12 mq al Nord ed ai 15 mq al Sud. Nella doppia pergoletta classica i tralci produttivi sono fissati alla struttura in posizione orizzontale. Da alcuni anni viene proposta la forma di allevamento "T-bar modificato", dove i tralci produttivi sono piegati di 45° verso il basso.

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Potatura

Con la potatura di produzione si stabilisce, nell’intervento invernale, la carica di gemme da lasciare alla quale corrisponde una determinata produzione (diverse prove sperimentali hanno dimostrato che il miglior rapporto quantità-qualità è ottenuto con un carico di gemme compreso fra 150.000 e 250.000 per ettaro); si eliminano le branchette che hanno fruttificato l’anno precedente e si selezionano dei nuovi tralci con 12-16 gemme massimo legandoli e distanziandoli di 20-30 cm in modo da favorire la migliore esposizione alla luce.

La piegatura del tralcio riduce lo sviluppo dei nuovi germogli, specialmente nella parte mediana, favorendo un maggior accrescimento dei frutti per effetto della minor competizione della vegetazione.

La potatura verde prevede diversi interventi: prefiorale, per eliminare i succhioni assurgenti; post-fiorale, per correggere il numero di gemme; estiva, per selezionare i rami da rinnovo e favorire l’illuminazione, evitando però la cimatura dei germogli laterali di uno o più anni, al fine di avere un numero di gemme apicali per l’anno successivo.

Da alcuni anni si sta diffondendo, specie nel Nord-Est italiano, un diverso sistema di potatura di produzione denominato "Sistema Peyracchia", dal nome degli ideatori, che non prevede il completo rinnovo dei tralci che hanno fruttificato l’anno precedente bensì un parziale mantenimento di tali formazioni fruttifere per due o più anni in modo da meglio contenere lo sviluppo vegetativo spesso eccessivo nei terreni fertili e profondi. Su queste branche vengono eliminati i succhioni ed i germogli vigorosi lasciando quelli di vigore contenuto: le formazioni fruttifere denominate "Spur", cioè dei piccoli speroni con 1-2-3 gemme a fiore vicine fra loro; i rami corti, della lunghezza di 20-30 cm con alcune gemme ascellari e due apicali; i rami medi, di 40-50 cm con 10-12 gemme in buona parte fertili e la doppia gemma apicale. Qualche tralcio più lungo viene mantenuto per assicurare un certo rinnovo.

Anche la potatura dei maschi deve permettere un giusto equilibrio cercando di portare la struttura su due cordoni ben sviluppati, lasciando una certa quantità di rami misti, su legno cioè di uno o due anni, eliminando i succhioni. Per i maschi è preferibile, specie negli ambienti più caldi, limitare gli interventi invernali, mentre la potatura verde si inizia dopo la fioritura.

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Scelta delle varietà

Attualmente, una sola varietà è ritenuta valida, sia dal punto di vista agronomico che per le qualità merceologiche: l’HAYWARD, apprezzata dagli operatori dei mercati in tutto il mondo.

Fra le varie selezioni conosciute la HAYWARD selezione CHICO, di origine californiana, è da noi preferita per la maggiore produttività e l’uniformità di sviluppo; i frutti sono di forma regolare-allungata ed arrotondata all’apice, di calibro grosso e tomentosità discreta; la fruttificazione si presenta singola o doppia e necessita raramente di diradamento.

Altre varietà e selezioni ottenute da diversi ricercatori di centri privati o pubblici non hanno per ora dimostrato di possedere requisiti agronomici e commerciali paragonabili alla Hayward anche se possono avere un interesse limitato per mercati locali o per iniziare il consumo del kiwi in quanto più precoci. Anche alcune selezioni e varietà che presentano assenza di tomentosità non hanno ancora dimostrato la loro piena validità.

Fra le varietà staminifere, piante impollinatrici a fiore maschile, diverse sono quelle moltiplicate fra le quali le nostre preferenze vanno alle selezioni M51, M52, M54 ed M56, ottenute in Nuova Zelanda, diffuse per la superiore germinabilità del polline (94-99%) e la contemporaneità di fioritura con la Hayward, mentre "MATUA standard" è di vigore debole ed in Italia ha mostrato qualche problema di scarsa allegagione in quanto normalmente inizia la fioritura 5-6 giorni prima di Hayward; TOMURI, di maggior vigore, è caratterizzata da un più elevato numero di cime fiorali per ogni infiorescenza e quindi da una scalarità della loro fioritura così da coincidere maggiormente con il periodo di fioritura di Hayward.

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Impollinazione

L’actinidia è una specie dioica, con piante che hanno solo fiori femminili e altre solo fiori maschili. Per ottenere frutti di qualità è necessario impollinare quanti più ovuli possibile dei circa 1500 contenuti in ogni fiore femminile. L’impollinazione dipende da diversi fattori per lo più ambientali (umidità relativa, vento, piogge persistenti, aridità, ecc..). Tuttavia è necessario favorirla con la migliore distribuzione degli impollinatori, l’introduzione di alveari e la scelta di buone varietà impollinatrici.

In condizioni climatiche favorevoli il rapporto fra piante maschili e piante femminili può essere di 1 a 6 o di 1 a 8; in condizioni sfavorevoli è preferibile aumentare gli impollinatori fino ad un impollinatore ogni 3-4 femmine mantenendo un solo cordone sulla pianta maschile.

Gli alveari vanno introdotti quando la fioritura è iniziata; le famiglie di api devono essere alimentate perché i fiori di actinidia sono privi di nettare e sono invece molto ricchi di polline, pertanto occorre favorire tutti quegli accorgimenti che mettono le api nelle condizioni di necessità di polline.

In condizioni sfavorevoli si può ricorrere all’impollinazione artificiale impiegando attrezzature che raccolgono il polline e lo distribuiscono, a secco o in veicolo liquido, sulle piante femminili; è disponibile sul mercato anche il polline di actinidia conservato, proveniente dall’altro emisfero. L’impollinazione anemofila è favorita da uno o due passaggi con l’atomizzatore per creare vortici d’aria.

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Diradamento dei frutti

È una operazione fondamentale per assicurare il raggiungimento di frutti con adeguate caratteristiche commerciali nella più alta percentuale possibile. Deve essere eseguito in due tempi: prima della fioritura o durante i primi stadi di sviluppo dei frutticini, per lasciare il solo peduncolo centrale eliminando i laterali e quelli inseriti nelle prime gemme del germoglio, spesso deformi; un secondo intervento, nella fase di accrescimento dei frutti, per eliminare quelli malformati per effetto di una insufficiente impollinazione, quelli a ventaglio o troppo piatti e quelli secondari se in esubero.

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Concimazione e gestione del terreno

Prima dell’impianto è di fondamentale importanza un’analisi del terreno.

La concimazione di fondo deve apportare concimi organici in abbondanza, mentre i concimi fosfatici e potassici saranno distribuiti in relazione alle analisi. In linea di massima apportare 300-500 q.li/ha di letame maturo, 200 unità di fosforo e 200 di potassio da interrare con l’aratura prima dell’impianto.

La concimazione di produzione va effettuata in base agli asporti della coltura e in funzione delle dotazioni in elementi minerali riscontrate nel terreno. È importante che l’azoto venga distribuito annualmente, in modo frazionato dal pre-germogliamento ogni 20 giorni arrestando la distribuzione a metà giugno per non predisporre i frutti agli attacchi di botrite, a rammollimento precoce, scarso sapore, ecc.. Per impianti equilibrati in piena produzione non si debbono superare i seguenti quantitativi annuali:

100 - 150 Kg/ha di azoto

30 - 50 Kg/ha di fosforo (P2O5)

130 - 180 Kg/ha potassio (K2O)

20 - 50 Kg/ha magnesio

L’impiego di concimi organici ben umificati è raccomandabile. Con l’uso di letame occorre ridurre le concimazioni chimiche (100 q.li di letame apportano circa 50 Kg di N, 30 di P e 70 di K).

Con la fertirrigazione le quantità di elementi debbono essere ridotte del 20-30%; questo metodo è utile per distribuire elementi sotto forma di chelati che hanno un’azione tempestiva, in funzione della carica produttiva, dovuta ad una maggiore mobilità degli elementi stessi nella zona esplorata dalle radici. La fertirrigazione esalta anche l’attività dei chelati di ferro, necessari in presenza di clorosi. La clorosi nei terreni pesanti va prevenuta favorendo il drenaggio delle acque, razionalizzando gli interventi irrigui (pessimo il sistema per scorrimento) e aumentando la dotazione di sostanza organica nel terreno. La clorosi da calcare va curata con somministrazioni di chelati di ferro effettuate alla comparsa dei primi sintomi, distribuendo ripetutamente pochi grammi per pianta con la fertirrigazione. La somministrazione per via fogliare va adottata in casi di estrema necessità.

Un elemento spesso poco considerato ma, invece, molto importante è il calcio; questo concorre in modo determinante a migliorare la consistenza dei frutti e quindi la conservabilità, aumenta la resistenza ai marciumi, incrementa la pezzatura e i valori organolettici. Va somministrato ripetutamente, ogni 15-20 giorni, a partire dall’ingrossamento dei frutti fino alla fase di pre-raccolta, per via fogliare o con la fertirrigazione a seconda dei prodotti usati. Altri microelementi vanno somministrati per via fogliare in particolari momenti: il boro all’inizio della fioritura per migliorare la permeabilità del polline; rame, zinco, manganese, ecc.., durante l’accrescimento dei frutti.

E’ consigliabile l’inerbimento dell’interfilare ed il diserbo chimico del filare con Glufosinate ammonio o Glifosate trimesio.

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Irrigazione

Il metodo irriguo più adatto per l’actinidia è quello localizzato ed in particolare a spruzzo o a goccia. L’inizio della stagione irrigua, i turni ed i volumi di adacquamento sono in funzione dell’evaporazione, dell’ambiente, dell’incremento della superficie traspirante e della riserva idrica contenuta nel terreno; bisognerà iniziare dopo che l’apporto idrico delle piogge non risulta sufficiente a soddisfare le esigenze delle piante. Il periodo di maggior fabbisogno idrico è compreso fra la metà di maggio e la fine di luglio. L’esame visivo del diverso angolo di inserzione delle foglie più giovani sull’asse del germoglio può aiutare nell’individuazione del momento opportuno per irrigare.

Non si deve eccedere nell’irrigazione per evitare eccessi di vegetazione che creano condizioni favorevoli all’insediamento della "Botrytis", i cui effetti emergono durante la conservazione, si ripercuotono negativamente sullo sviluppo dei frutti e sulle loro caratteristiche organolettiche.

L’acqua di irrigazione va analizzata in quanto contenuti di cloro o di sodio superiori a 70 mg/l non permettono all’actinidia di sviluppare normalmente. Eccessi di cloruri causano una decolorazione delle foglie più vecchie che diventano color bronzeo e si arrotolano verso l’alto. Con eccessi di sodio le foglie vecchie diventano bluastre, si arrotolano e necrotizzano sui bordi fino a cadere.

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Difesa fitosanitaria

La muffa grigia (Botrytis cinerea) rappresenta l’avversità più grave del kiwi; il patogeno penetra attraverso la ferita provocata dal distacco del picciolo e si evidenzia dopo 3-4 mesi di conservazione. Si rende pertanto necessaria una difesa preventiva in campo con prodotti specifici (Iprodione, Vinclozolin, Clozolinate, Procimidone) alla "caduta petali", solo se decorre un andamento piovoso, e in "pre-raccolta", valutando bene la necessità in quanto la difficoltà di bagnare bene i frutti attaccati ai tralci ed in particolare la zona peduncolare rendono l’intervento scarsamente efficace. Rimangono sempre valide le misure preventive a livello agronomico riguardanti irrigazioni e concimazioni azotate equilibrate, potature in verde, nonché la sosta dei frutti, dopo la raccolta, per 36-48 ore in magazzino prima di essere messi in cella.

Le cocciniglie vanno combattute con Buprofezin, 15 giorni prima della fioritura, solo se il fitofago è diffuso in diversi punti dell’impianto.

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Raccolta

Il momento di raccolta del kiwi ha un’influenza determinante per mantenere a lungo i frutti, conservandone la buona consistenza e le migliori caratteristiche organolettiche. Secondo il disciplinare di produzione nazionale, i frutti debbono essere raccolti quando il residuo secco rifrattometrico è di almeno 6,2 gradi Brix, ma per ottenere un prodotto di qualità il residuo alla raccolta dovrebbe essere superiore a 7° Brix. Nell’Italia settentrionale tale obiettivo non è sempre raggiungibile a causa del rischio di gelate precoci. La durezza della polpa, sempre al momento della raccolta, deve essere superiore a 7 Kg/cm2 al penetrometro con puntale da 8 mm.

Generalmente i frutti vengono raccolti con un solo stacco, separando quelli malformati e/o sottomisura. E’ importante evitare ferite o microlesioni sia durante la raccolta che nelle successive operazioni di svuotamento nei cassoni e nei trasporti, anche se i kiwi alla raccolta appaiono resistenti. Vanno raccolti di preferenza asciutti o tuttalpiù leggermente bagnati.

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