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Impresa Agricola
Vivai F.LLI ZANZI
di Carlo Zanzi & C. s.s.

L’albicocco è specie originaria della Cina settentrionale, importata in Italia all’epoca romana dalla Grecia e dall’Armenia. La sua coltivazione è possibile solo in aree a clima temperato caldo. Il 60 % delle albicocche è prodotto nell’area del Mediterraneo. L’Italia concorre con il 15 % circa della produzione mondiale con una tendenza continua di leggera espansione.

Da diversi anni non si verificano crisi di mercato ed i prezzi sono sempre stati remunerativi per il prodotto di qualità : condizioni molto importanti sono l’aspetto attraente e le qualità gustative.

Il rinnovamento degli impianti degli ultimi anni fa prevedere un incremento di queste ultime caratteristiche; tuttavia occorre fare attenzione alle esigenze che l’albicocco ha per quanto riguarda il clima, il terreno e di conseguenza alla scelta della varietà, del portinnesto, nonché la qualità sanitaria delle piante.

L’albicocco è una drupacea che non si adatta molto alle forme obbligate per la grande vigoria della specie. La tendenza è pertanto rivolta più alle forme libere, espanse che raggiungono molto precocemente la piena produzione e che si adattano anche alla raccolta meccanica, stante la rilevante quota di prodotto richiesto dalle industrie di trasformazione.

L’evoluzione varietale è purtroppo sempre rivolta verso obiettivi richiesti dal consumo fresco, come la qualità dei frutti, la resistenza alle fitopatie e alle manipolazioni, l’estensione del calendario di maturazione, la produttività costante. Risulta quanto mai carente la sperimentazione di varietà adatte alle diverse trasformazioni industriali.

Negli ultimi anni sono stati diffusi numerosi nuovi portinnesti alternativi al tradizionale mirabolano da seme; attualmente sono disponibili solo alcune delle selezioni diffuse anche per la carenza di indicazioni dovute al ritardo della sperimentazione in questo campo oltre che ai tempi lunghi che la stessa comporta.

Data l’importanza che il portinnesto riveste nella coltivazione dell’albicocco, è auspicabile un forte impegno di tutte le istituzioni in grado di dare maggiori indicazioni ai produttori.

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Clima

L’albicocco è specie sensibile alle brinate tardive per la precoce fioritura, pertanto vanno preferite le zone ben esposte e riparate dai venti dominanti.

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Terreno

Dipende dal portinnesto che verrà scelto: siccitoso e pietroso per il franco, medio-pesante per i vari tipi di susino, di medio impasto e profondo per il pesco, ecc.

La preparazione del terreno va fatta come sempre con la massima cura mediante rottura del terreno in profondità e rovesciamenti della parte superficiale con interramento dei concimi.

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Scelta del portinnesto

I portinnesti utilizzabili per l’albicocco sono molto numerosi; questo permette, in teoria, la sua coltivazione su una vasta gamma di terreni.

Occorre tenere presente però che di molte varietà non si conosce l’affinità con i vari portinnesti. Fornire combinazioni di varietà nuove e portinnesti poco conosciuti senza una sperimentazione di vari anni è quindi quanto mai arduo per i vivaisti e assai pericoloso per l’agricoltore. Questo fatto rende l’aggiornamento dei portinnesti piuttosto lento.

Il "franco" è, dopo il mirabolano, il più diffuso, specie nelle zone mediterranee meridionali. I semi provengono dalle varietà utilizzate nelle industrie di trasformazione, per cui i semenzali risultano eterogenei per affinità, vigore e portamento. E’ indicato per terreni siccitosi, calcarei, anche leggermente salini; mal si adatta a quelli pesanti ed asfittici.

Dà alberi vigorosi che forniscono quantità elevate di frutti, ma l’entrata in produzione è tardiva. L’apparato radicale è ben sviluppato, dotato di buon ancoraggio; è resistente ai nematodi galligeni, ma molto sensibile ai marciumi radicali, alla verticillosi e al tumore radicale (Agrobacterium tumefaciens).

Il "pesco franco" e le varie selezioni non è molto utilizzato in Italia mentre è molto diffuso in U.S.A., Sud Africa e anche in Francia. L’affinità di innesto è spesso insoddisfacente, però induce una precoce entrata in produzione. È indicato per i terreni "da pesco": mediamente sciolti, fertili e freschi, ben drenati; non tollera i terreni pesanti, umidi e con calcare attivo superiore all’8-9 %.

Vari portinnesti di "susino" (P. domestica e P. insititia) sono poco usati in Italia per i vari difetti dimostrati: forte attività pollonifera, sensibilità al cancro batterico ( GF 1380 ).

Il "mirabolano da seme" è ancora il più utilizzato benché abbia mostrato vari inconvenienti essendo in genere una popolazione di individui eterogenei: impianti difformi, fenomeni di disaffinità con ingrossamenti al punto d’innesto, scollamento fra i bionti, sviluppo di polloni radicali, ecc..

Si adatta però a quasi tutti i tipi di terreno anche se argillosi e resiste bene alla siccità e al calcare.

Sono state diffuse alcune selezioni di mirabolani :

"Mirabolano 29 C" è da consigliare su larga scala per la buona efficienza produttiva e l’elevata vigoria indotta nelle piante. Il "Mirabolano B" è sconsigliato per la disaffinità dimostrata con diverse varietà, l’eccessivo vigore, la media produttività e scarsa pezzatura dei frutti.

"Marianna G.F. 8-1": è il più resistente all’asfissia radicale, al calcare ed ai terreni salini. Induce vigoria leggermente superiore al Mirabolano 29 C mentre la produttività, l’efficienza produttiva e la qualità dei frutti è simile. L’apparato radicale è superficiale ma di sufficiente ancoraggio. Ha mostrato buona affinità con quasi tutte le varietà.

Molti "ibridi" di Prunus stentano ad essere diffusi sia per le maggiori difficoltà di moltiplicazione e quindi di maggior costo, che per la scarsa sperimentazione. Una particolare attenzione meritano "Tetra" e "Penta", selezioni di Prunus domestica ottenuti dall’ISF di Roma, per la loro adattabilità ai terreni particolarmente argillosi e calcarei, la resistenza al marciume radicale da "Armillaria" e l’affinità con diverse specie di "drupacee". Entrambi sono moltiplicati in vitro dal laboratorio di micropropagazione autorizzato dall’ISF di Roma detentore dei brevetti.

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Sistemi di allevamento

Si dividono in due gruppi: le forme appiattite, adatte alle zone di pianura con elevata fertilità, predisposte per l’uso di carri per la raccolta, e quelle in volume, adatte ai terreni meno fertili, alle varietà con portamento espanso, ai terreni collinari dove è più difficoltoso l’uso di carri-raccolta. Le forme in volume, se ben contenute, hanno costi di produzione inferiori.

Palmetta libera (siepiforme): si ottiene partendo da un buon astone provvisto di rami anticipati ben lignificati e sviluppati all’altezza della prima impalcatura che, fin dall’impianto, vanno orientati nel senso del filare. Se sussistono problemi di ripresa dovuti a siccità o a piante non ben lignificate è preferibile spuntare l’astone a 50/60 cm. Per ottenere le branche principali e le branchette, durante la prima e la seconda vegetazione si utilizzano i germogli, operando la selezione nello stesso anno di impianto, con la potatura verde; in questo modo la pianta entra prima in produzione. Con la potatura verde estiva nella seconda, terza e quarta vegetazione, al termine del periodo di intensa attività vegetativa (giugno), si eliminano i succhioni, i rami troppo vigorosi ed i concorrenti dell’asse o delle branche. Dalla quarta vegetazione in poi, 2/4 settimane dopo la raccolta, si accorciano con tagli di ritorno le branchette sviluppate verso il centro del filare fino ad ottenere una parete non troppo stretta.

Forma libera: adatta per terreni profondi e fertili, si ottiene con astoni spuntati a 50/60 cm o da astoni lasciati interi o da innesti a dimora. Per le prime quattro vegetazioni le piante vengono lasciate vegetare liberamente intervenendo solo in estate per asportare i rami troppo sviluppati e favorire l’insolazione della parte interna della chioma. Dopo il quarto anno si operano tagli di diradamento dei rami, anche grossi, per favorire la forma e il volume che si vuole ottenere.

Vaso: più adatto alle condizioni di vigoria contenuta; può essere a 3 branche regolari con sottobranche, ma per l’albicocco è preferibile un vaso semilibero a 4-5 branche. L’astone va spuntato a 50-60 cm e in primavera si opera già una selezione dei germogli scegliendoli uniformi e ben distanziati fra loro; questi formeranno le branche che vanno indirizzate con angolo di inserzione abbastanza eretto (60-70 gradi) e sulle branche si allevano le branchette fruttifere.

Questa forma è molto vicino alla forma naturale di molte varietà di albicocco e si ottiene con pochi interventi; si adatta bene anche alla raccolta meccanica, prevedendo, in tal caso, una impalcatura leggermente più alta (70-90 cm).

Vaso ritardato: questa forma di allevamento si differenzia dal vaso a 4-5 branche in quanto l’astone non viene spuntato all’impianto e le branche si ottengono dai rami anticipati (occorre materiale adatto) opportunamente scelti. Durante la prima vegetazione è necessario deviare la cima o alleggerirla e favorire lo sviluppo delle branche. Nel corso della seconda vegetazione le branchette iniziano a produrre verso la cima divaricandosi; questo favorisce la formazione di succhioni sul dorso che vanno asportati precocemente assieme ad altri rami troppo vigorosi, concorrenti o inseriti sul fusto con angolo troppo acuto. Al terzo anno, sempre con la potatura estiva, si alleggeriscono le cime delle branche e si eliminano i succhioni cercando di contenere lo sviluppo e favorendo l’apertura delle branche principali per mantenere la vegetazione vicino a terra. Se lo sviluppo è stato ottimale, si procede, a fine estate, alla riduzione dell’asse centrale.

Al quarto anno si procede nello stesso modo per i succhioni in giugno asportando, a fine estate, tutto l’asse centrale; la pianta è così praticamente formata con 5-6 branche principali disposte a spirale, ben rivestite di branchette, dardi e brindilli fruttiferi. A questo punto si operano tagli sul legno di 2 o 3 anni lasciando un ramo misto di medio vigore rivolto verso l’esterno, verso il basso.

Ipsilon trasversale: questa forma trova applicazione nei frutteti intensivi e forzati con tunnel di plastica per anticipare la raccolta. L’astone va spuntato piuttosto basso, 40-50 cm, ed in primavera si allevano due branche opposte inclinate di 45 gradi aiutandosi anche con canne appositamente predisposte.

Sulle due branche principali si allevano le branchette e le altre formazioni fruttifere operando varie potature estive per eliminare i succhioni o i rami troppo vigorosi e favorendo lo sviluppo decrescente dal basso verso l’alto. Questo tipo di impianto ha elevati costi iniziali, va preferito nella copertura con film plastici per migliorare la qualità dei frutti e anticiparne la maturazione.

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Potatura di produzione

Quando l’attività vegetativa rallenta, verso il 4°-5° anno, e la pianta ha ormai raggiunto la forma desiderata, si debbono eseguire tagli rivolti a mantenere un buon equilibrio fra produzione e vegetazione, riducendo così l’alternanza, mantenendo costante la qualità dei frutti e lo spazio assegnato al momento dell’impianto. Tanto più forte è la spinta vegetativa tanto più leggera deve essere la potatura; né si debbono lasciare invecchiare troppo le branche produttive, pena una forte alternanza; le nuove cacciate di medio vigore, 40-60 cm, vanno tenute sempre presenti su tutta la chioma così come vanno salvaguardati e rinnovati con la potatura le formazioni fruttifere: (dardi, brindilli, rami misti), dando la prevalenza agli uni o agli altri a seconda del modo di fruttificare della varietà.

Con l’invecchiamento della pianta si dovrà ricorrere sempre più a tagli di ritorno sul legno di 2-3 anni al di sopra di un ramo misto di medio vigore, eliminando le branchette molto invecchiate, in esaurimento o in posizione ombreggiata; si accorceranno anche le formazioni fruttifere troppo piene di gemme a frutto e si alleggeriranno sempre le cime di tutte le branche lasciando pochi e deboli germogli per favorire il rivestimento della parte bassa e la penetrazione della luce.

La potatura di produzione si effettua durante l’estate, 3-4 settimane dopo la raccolta se le piante sono giovani in modo da rallentarne il vigore; viceversa, si preferirà la fine dell’inverno quando il vigore è scarso e le piante sono invecchiate, tranne i grossi tagli che si anticipano alla fine dell’estate per evitare l’ingresso di patogeni e la formazione di gomma.

È possibile l’applicazione di potatrici meccaniche a dischi rotanti per abbassare l’altezza delle piante effettuando gli interventi in estate, quando la vegetazione è forte e si desidera favorire il rivestimento della parte basale; si esegue in inverno qualora si voglia favorire il riscoppio primaverile della parte apicale delle piante.

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Diradamento dei frutti

È operazione opportuna in quanto, al pari della potatura, ed integrata con questa, consente di evitare l’alternanza di produzione, favorendo la preparazione delle gemme a fiore per l’anno successivo e di migliorare la qualità dei frutti. Va eseguita precocemente e, se necessario, ripetuta con un successivo passaggio per incrementare la pezzatura ed eliminare gran parte dei frutti di qualità insufficiente.

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Concimazione

Tenendo presente che l’albicocco ha una fogliazione tardiva e una precoce maturazione dei frutti, l’uso degli elementi ai fini produttivi è limitata a poco più di due mesi ma, per mantenere la pianta al massimo dell’efficienza produttiva, l’apporto dei macro ed anche dei micro elementi va eseguita in più tempi così distribuiti:

- a fine estate, inizio autunno

- dopo l’allegagione

- durante l’accrescimento dei frutti.

Prima della fioritura e poco prima della raccolta evitare l’apporto di azotati. Qualora sia possibile, mediante il nitrometro, determinare lo ione nitrato, cioè l’azoto prontamente disponibile nella soluzione circolante, l’apporto di azoto è subito quantificato considerando che la soglia di 10 ppm di ione nitrato è sufficiente e che occorre intervenire solo se è inferiore.

Disponendo di fertirrigazione, almeno la metà degli apporti nutritivi dovranno essere fatti con questo mezzo da dopo l’allegagione a qualche settimana prima della maturazione e subito dopo l’eventuale potatura estiva.

Il fosforo ed il potassio debbono essere interrati in quantità adeguata (fare opportune analisi) durante la preparazione del terreno, prima della piantagione; successivi apporti di questi elementi dovranno avere luogo in autunno, in quantità determinata dalle analisi, o dopo l’allegagione, se necessario, mediante fertirrigazione o concimazioni fogliari.

Apporti di sostanza organica, oltre a migliorare le condizioni fisiche del terreno, incrementano il contenuto di elementi minerali e pertanto occorre tenerne conto.

L’analisi fogliare aiuta molto l’agricoltore nel determinare le concimazioni e/o le correzioni da compiere.

Sempre maggior considerazione hanno anche i micro elementi giacché questi sono responsabili della buona crescita e quindi della produzione e la loro carenza provoca inconvenienti a carico dei frutti (microfessurazioni, rugginosità dovuta a carenza di calcio) e della vegetazione (clorosi per carenza di ferro).

Altro ruolo importante nel processo produttivo è svolto da varie sostanze che partecipano ad una serie di reazioni biochimiche fondamentali per lo sviluppo delle piante e la produzione dei frutti: acidi umici, vitamine, amminoacidi, ecc. sono attivatori, stimolanti della vegetazione, che migliorano l’allegagione, la crescita dei tessuti irrobustendoli contro le avversità ambientali ed esaltando la qualità delle produzioni.

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Irrigazione

In generale, l’irrigazione porta vantaggi produttivi, accelera la formazione della struttura della pianta e quindi l’entrata in piena produzione.

La distribuzione dell’acqua, tenuto conto delle eventuali precipitazioni, deve essere frequente e regolare evitando abbondanti quantità in prossimità della raccolta per non peggiorare le caratteristiche organolettiche dei frutti e la loro conservabilità.

L’estrema variabilità delle condizioni pedo-climatiche di coltivazione dell’albicocco ed i diversi portinnesti utilizzati rendono difficoltoso dare indicazioni precise. A titolo di riferimento riportiamo quanto viene consigliato in Emilia-Romagna per la gestione dell’irrigazione di un albicoccheto innestato su mirabolano e una varietà a media maturazione. La scelta dell’impianto di irrigazione deve essere fatta sulla base della disponibilità di acqua e/o del costo; le prove condotte in Emilia-Romagna non hanno dimostrato la prevalenza di un sistema sull’altro.

Molto importante è la progettazione che deve essere fatta da ditte specializzate, specie per gli impianti microirrigui e a goccia dove è fondamentale la distanza fra gli erogatori in funzione del tipo di terreno.

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Gestione del suolo

Il programma di intervento da adottare nel controllo delle infestanti dipende da molti fattori quali la tipologia e l’età dell’impianto, il tipo di terreno, precipitazioni, ecc..

Anche l’albicocco è sempre più allevato in modo intensivo; la maggior quantità di piante per ettaro aumenta l’esigenza idrica così che si preferisce gestire l’area sottochioma o con la lavorazione meccanica o con il ricorso agli erbicidi. Sotto il profilo tecnico è opportuno considerare l’età dell’impianto per la scelta del programma o il tipo di diserbo, come indica lo schema qui riportato.

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Difesa fitosanitaria

Diversi parassiti colpiscono l’albicocco in modo più o meno grave. Alcune malattie devono essere combattute regolarmente. Gli insetti particolarmente dannosi che incidono sull’attività vegetativa e sui frutti sono pochi, causa la precoce epoca di raccolta.

Nell’intento di dare un’indicazione ai produttori, elenchiamo i parassiti più importanti ed un calendario di difesa generico.

Monilia. È la più grave malattia fungina dell’albicocco; interessa tutti gli organi della chioma: fiori, foglie e rami. La "Monilia laxa" e più eccezionalmente la "Monilia fructigena" sono gli agenti che causano imbrunimento dei fiori, imbrunimento e disseccamento dei frutticini, mentre quelli prossimi alla maturazione manifestano tacche brunastre, molli, che si espandono rapidamente fino ad interessare tutto il frutto. Il microrganismo si conserva sulla pianta da un anno all’altro nei rami disseccati o sui frutti mummificati riprendendo l’attività in primavera con intensità e frequenza a seconda dell’andamento stagionale; le infezioni avvengono nei periodi molto umidi con nebbie o piogge abbondanti e ripetute. La lotta deve riguardare in primo luogo tutti gli interventi agronomici atti ad evitare ristagni, eccessiva fittezza e vigori

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