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Impresa Agricola
Vivai F.LLI ZANZI
di Carlo Zanzi & C. s.s.

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AZZERUOLO

(Crataegus azerolus)

Detto anche "Lazzeruolo", è un alberello di medie dimensioni coltivato solo da amatori. Produce numerosi frutti somiglianti ad una piccola mela di colore bianco, giallo o rosso; la polpa è croccante, dolce e profumata; si raccoglie a fine settembre. Riprodotto da seme, conserva le caratteristiche varietali, ma è molto lento nella messa a frutto. Si innesta preferibilmente su "biancospino", ma sono utilizzabili anche il "pero franco", il "cotogno" e il "nespolo".

I frutti servono per il consumo diretto e la pasticceria.

Le numerose varietà sono distinguibili solo per il colore del frutto.

• D’ITALIA A FRUTTO BIANCO

• DEL CANADA A FRUTTO GIALLO

• D’ITALIA A FRUTTO GROSSO ROSSO

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CORBEZZOLO

(Arbutus unedo)

Arbusto tipico della macchia mediterranea, sempreverde; produce bacche granuloso-tubercolate di colore rosso, commestibili, di sapore dolce leggermente acidulo, con numerosi semi. Fiorisce da novembre a dicembre e contemporaneamente porta i frutti dell’anno precedente. E’ utilizzato come pianta ornamentale.

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CORNIOLO DA FRUTTO

(Cornus mas)

Arbusto di 3-5 m dal tronco contorto con rami verdastri, rosso-bruno nella parte rivolta al sole. Fiorisce prima di emettere le foglie. I frutti sono delle piccole drupe della grossezza di un oliva, di colore rosso, qualche volta giallastro, contenenti un solo nocciolo; la polpa è astringente ma di sapore gradevole. La fioritura avviene in febbraio-marzo e la maturazione dei frutti si ha in luglio-agosto.

Si moltiplica per pollone radicale o per margotta. Costituisce per lo più delle siepi ornamentali.

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COTOGNO DA FRUTTO

(Cydonia vulgaris)

Specie di origine medio-orientale, tipica e largamente diffusa nel bacino mediterraneo. In Italia è presente soprattutto nel Meridione, ma cresce e produce generosamente anche al Centro-Nord. In questi ultimi anni si assiste ad un rinnovato interesse per questa specie, la cui produzione nazionale diminuisce continuamente, mentre la domanda dell’industria trasformatrice è costante.

Fruttifica su germogli dell’anno portati da rami dell’anno precedente; i fiori, grandi e solitari, necessitano di impollinazione incrociata. La fioritura avviene dopo quella delle altre pomacee.

Il cotogno da frutto ama terreni freschi e fertili; non tollera il calcare essendo innestato sugli stessi cotogni usati come portinnesti del pero. Può essere allevato a vaso, a piramide e più modernamente, in forme appiattite simili ad una palmetta estremamente "libera". La potatura, piuttosto semplice, richiede tempi assai inferiori a quelle del pero e del melo.

La difesa fitosanitaria è limitata a poche avversità quali la "moniliosi" in fioritura.

Il frutto è un pomo, molto aromatico, di grossa pezzatura (200 g ed oltre), che matura in ottobre.

Il prodotto è destinato essenzialmente all’industria trasformatrice, ma è abbastanza comune anche la sua utilizzazione casalinga per ottenere cotognate, marmellate in miscela con mele e gelatine.

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FICO

(Ficus carica)

Il fico è stato introdotto nella coltivazione da tempo immemorabile; esso cresce spontaneo nei luoghi aridi della Grecia, della Turchia e dell’Africa del Nord.

Fino ad ora lasciato ai margini delle coltivazioni frutticole, sta dimostrando di meritare maggiore attenzione per le caratteristiche di pianta rustica suscettibile di dare un ottimo contributo alla valorizzazione di aree non sufficientemente sfruttate, specie nelle zone a clima caldo arido.

La pianta può dare eccellenti frutti sia per il consumo fresco che per l’industria di trasformazione tanto per ottenere frutti secchi, molto richiesti dal mercato, quanto per alcool e frutti sciroppati.

A questo proposito si segnala che in Marocco la coltura del fico sta incontrando un particolare favore poichè il frutto trova largo impiego in un programma agro-industriale, elaborato su vasta scala, che comprende la coltivazione di specie idonee all’essiccazione e a maturazione scalare, a supporto di complessi industriali di disidratazione, spesso di concezione italiana, per lavorare albicocche, prugne, uva senza semi e fichi.

Il frutto che noi mangiamo non è propriamente un frutto, ma il ricettacolo di una numerosa quantità di fiori che ne occupano la parte interna, i quali, compiuta la fecondazione, ne maturano i granelli, ed il ricettacolo, ingrossando, acquista tutte le qualità che lo rendono uno dei migliori frutti.

Nei Paesi ove il termometro non scende sotto i 15° sopra lo zero, la vegetazione e la maturazione dei fichi non ha quasi interruzione. Nei nostri climi invece, giunti i primi freddi, il fico perde le sue foglie, e quei ricettacoli, che avrebbero continuato a maturare, s’induriscono e rimangono inerti fino alla primavera seguente quando, con il ritorno del caldo, riprendono il loro accrescimento e maturano all’inizio dell’estate. Questi fichi precoci vengono distinti col nome di fioroni, per differenziarli dagli altri che compaiono in primavera e maturano a fine estate-primi di autunno.

Il fico si presenta sotto due forme: il fico ed il caprifico; il primo fornisce i ricettacoli delle infiorescenze, che si mangiano, il secondo il polline e l’insetto pronubo (blastophaga grossorum). Peraltro, poichè le varietà più richieste sono quelle partenocarpiche, cioè fruttificanti senza bisogno di impollinazione, nelle coltivazioni italiane a fichi di un certo interesse non si utilizza il caprifico. Le varietà idonee all’essiccazione hanno, invece, necessità di impollinazione e deve essere assicurata la consociazione con il caprifico.

Nei climi caldi il fico diventa un albero di grandi proporzioni soprattutto se cresce isolato ed in luogo adatto. Negli altipiani del Nord Italia si coltivano varietà di fichi a frutto bruno e nero; qui le piante non giungono a grandi dimensioni perchè durante certi inverni rigidi i tronchi disseccano per ricacciare alla loro base nuovi virgulti che, in pochi anni, diventano a loro volta alberi produttivi.

Lungo i litorali delle regioni meridionali il fico acquista un’importanza commerciale di prim’ordine sia per il consumo del frutto fresco che per la produzione dei fichi secchi che, opportunamente confezionati, raggiungono i mercati di ogni parte d’Italia e d’Europa.

La tecnica colturale: dopo quanto detto, si può facilmente arguire che il fico richiede un clima caldo, per cui le regioni meridionali sono le più adatte per coltivare in modo proficuo queste piante.

Relativamente al suolo essa non è particolarmente esigente in fatto di composizione strutturale, preferendo peraltro i terreni profondi, tendenti al calcareo e freschi.

Il terreno destinato ad impianto specializzato va trattato come se fosse destinato a frutteto, vale a dire che esso deve subire uno scasso profondo totale o a buche nelle quali dovranno essere immessi concimi organici e minerali.

Anche le operazioni successive all’impianto dovranno essere accurate e complete, comprendenti lavorazioni superficiali del terreno, diserbo, concimazioni e tutto questo per arrivare a raccogliere frutti fin dai primi anni e costantemente.

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GIUGGIOLO

(Ziziphus sativa)

Alberello o arbusto di 3-5 m con il fusto contorto, rami irregolari, tortuosi, spinosi; foglie piccole color verde intenso, lucide. Frutto ovale, simile ad una grossa oliva, a polpa carnosa, di color rugginoso con un grosso nocciolo; si raccoglie in settembre-ottobre. Non ha esigenze in fatto di terreno; sopporta le alte temperature come quelle basse. Cresce senza alcuna potatura né cure particolari per lo più addossato ai muri o sparso negli orti o frutteti.

Le varietà coltivate sono due:

• "a frutto lungo"

• "a frutto tondo"

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MELOGRANO

(Punica granatum)

Diffuso da epoca antichissima, è apprezzato e coltivato da amatori nelle zone più settentrionali del bacino mediterraneo mentre nelle zone più calde si sta espandendo la coltivazione specializzata. Specie rustica adattabile a diverse condizioni pedoclimatiche, teme solo i ristagni idrici e lo scarso soleggiamento.

Le densità di piantagione più adottate variano tra 400 e 800 piante ad ettaro; generalmente si lasciano crescere liberamente cespugli policaule o a monocaule eliminando, tra il primo ed il secondo anno, tutti i polloni concorrenti della barbatella d’impianto o del pollone più vigoroso.

L’entrata in produzione inizia al 3°-4° anno; in impianti intensivi si sono raggiunti 100 qli/ha al 6° anno.

Gli interventi di potatura riguardano l’eliminazione dei polloni, dei succhioni e dei rami esauriti. Il melograno non ha particolari esigenze nutritive, tuttavia si avvantaggia di concimazioni bilanciate e dell’irrigazione, tollerando anche l’uso di acqua salmastra. La raccolta deve avvenire in diversi stacchi quando l’epidermide assume sfumature rosse più o meno intense a seconda della varietà e dell’ambiente. La pianta è soggetta ad attacchi di cocciniglie; la lotta va fatta a fine inverno con olii o polisolfuri.

Numerose sono le varietà individuate nei Paesi maggiori produttori di melagrane (Marocco, Turchia, Tunisia, Spagna, Stati Uniti); sono state ripartite in "dolci", utilizzate per il consumo fresco; in "agrodolci" o "acidule", con acidità compresa fra 1 e 2% di acido citrico, usate per la preparazione di bevande rinfrescanti; infine le "acide" indicate principalmente per l’estrazione di acido citrico. In Italia sono state descritte solamente quattro varietà siciliane:

• "Dente di cavallo tipica"

• "Dente di cavallo a coccio tenero"

• "Dente di cavallo a coccio duro"

• "Dente di cavallo tardivo"

Le più rinomate nel mondo sono:

• "Rossa di Marrakech"

"Gialla di Marrakech"

"Zhéri precoce"

"Zhéri tardiva" in Marocco

• "Mollar" in Spagna

• "Wonderful"

"Ruby Red"

"Foothill Early"

"Granada" in USA

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NESPOLO COMUNE

(Mespilus germanica)

Originario del Caucaso; diffuso sporadicamente in tutti i Paesi europei per lo più addossato a fabbricati o sparso lungo i fossi o i confini. Albero piccolo, spesso cespuglioso, produce frutti sferici, grossi come una noce, di colore bruno, carnoso, con 4-5 noccioli. Si raccoglie in ottobre e i frutti vanno posti in fruttaio per ammezzire prima di essere consumati. Si innesta preferibilmente sul biancospino a frutti gialli. Si conoscono diverse varietà, fra le quali una senza semi.

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NESPOLO DEL GIAPPONE

(Eriobotria japonica)

Pianta subtropicale coltivata per lo più in coltura promiscua con alcuni impianti specializzati in Sicilia. Sempreverde, può resistere a temperature fino a -10°C senza però fruttificare; si adatta a tutti i terreni, anche calcarei, purché non soggetti a ristagni idrici. Innestata su cotogno, anziché sul "franco di nespolo", induce una rapida messa a frutto, con frutti più grossi, mentre l’albero ha uno sviluppo più limitato. La fioritura avviene in novembre in pannocchie terminali; la maturazione fra la fine di maggio e i primi di giugno. I frutti sono globosi di colore giallo chiaro, con polpa gialla di poco spessore, di sapore dolce-acidulo; i semi sono molto grossi e racchiusi in un endocarpo membranoso. Le varietà di origine cinese hanno frutti grossi, piriformi, di color arancio carico, polpa più soda e maturazione tardiva.

In Sicilia si coltivano alcune interessanti varietà elencate in ordine di maturazione:

• "Grosso tondo": frutti di 35 gr, rotondi color giallo arancione.

• "Grosso lungo": frutti molto grossi, 55 gr, oblunghi, color giallo chiaro, non molto sodi.

• "Tanaka": frutto medio, 35 gr, a forma globosa, di colore giallo oro; polpa giallo-aranciata, dolce, soda e aromatica. Coltivata in molti Paesi.

• "Nespolone di Palermo": frutto grosso, 45 gr, a forma globosa, di color giallo arancione; polpa bianco-crema, dolce, mediamente soda, molto succosa.

Il nespolo è molto sensibile alla "ticchiolatura" e all’ "antracnosi"; è attaccato dalle cocciniglie e dagli afidi.

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NOCCIOLO

(Corylus avellana)

La coltivazione del nocciolo risulta concentrata in alcune zone della Turchia (di gran lunga il più importante produttore), dell’Italia, della Spagna e degli USA mentre, in altri Paesi (Grecia, Tunisia, Iran), le produzioni sono modeste.

La necessità di ridurre i costi di coltivazione ha fatto introdurre tecniche colturali idonee a favorire la totale meccanizzazione, contribuendo a contenere le maggiori fisiopatie, integrando le pratiche di difesa nel rispetto dell’ambiente. Al posto del tradizionale cespuglio, nei nuovi impianti si preferiscono la forma a monocaule nelle diverse varianti: vaso libero, monocono, ipsilon e a siepe.

La tendenza attuale è per un aumento della densità di piantagione; tenendo comunque conto della necessità di favorire la meccanizzazione ed evitare la competizione nei riguardi della luminosità, è consigliabile non scendere sotto i 5 m fra le file.

La preparazione del terreno prevede un livellamento, la ripuntatura e un’aratura leggera con la quale interrare sostanza organica e dosi elevate di fosforo e potassio.

Nella fase di piena produzione l’apporto di azoto deve essere di 100-150 Kg/ha in coltura asciutta e 200-250 Kg/ha nei noccioleti irrigati, con un rapporto NPK circa di 2-1-2, ripartendo la distribuzione degli azotati da febbraio a luglio.

La potatura di produzione va eseguita annualmente in modo da eliminare il 10-15% della vegetazione e lasciando una buona dotazione di rami con lunghezza fra 20 e 25 cm. Il controllo dei polloni si effettua con apposite macchine o, meglio, con prodotti a base di "glufosinate ammonio", "clortiamide" o miscele di "glifosate + MCPA".

Il ricorso all’irrigazione, specie nelle aree poco piovose o con precipitazioni mal distribuite, è indispensabile per ottenere produzioni soddisfacenti.

Il nocciolo va soggetto a numerose avversità causate da batteri, funghi, acari ed insetti; in Piemonte la coltura è stata inserita nel "Programma regionale di difesa integrata" dal quale riportiamo lo schema di difesa

La raccolta, se eseguita a mano, incide per il 35% sul costo colturale totale; se meccanizzata si abbassa al 19%. Le macchine preferite per la raccolta sono le raccoglitrici pneumatiche trainate; le raccoglitrici semoventi sono più rapide ma anche più costose e non sempre adattabili alle irregolarità dei terreni. La raccolta meccanica può essere agevolata da una somministrazione di "etefon" 15 giorni prima, per favorire la contemporaneità di maturazione e la caduta delle nocciole.

Varietà fra le più diffuse:

• "Tonda di Giffoni": diffusa in Campania; ha frutto medio con buona resa in sgusciato e di ottima qualità. Impollinatori: Mortarella, Camponica, Riccia di Talanico.

• "Tonda Romana": diffusa nella zona di Viterbo; frutto medio-grosso, di buona resa in sgusciato, di ottime caratteristiche organolettiche. Impollinatori: Nocchione.

• "Tonda Gentile delle Langhe": tipica del Piemonte, molto pregiata per le eccellenti caratteristiche organolettiche ma poco adattabile a condizioni diverse dalla zona di diffusione. Impollinatori: Camponica.

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