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Agricola |
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Originario della Cina, molto diffuso, particolarmente in Italia, primo fra i Paesi produttori, e anche nelle zone del Mediterraneo più o meno temperate grazie al diverso fabbisogno in ore di freddo ("chilling") delle diverse varietà, alcune delle quali appositamente costituite, il pesco è la drupacea più importante e pertanto anche la più studiata nei suoi aspetti colturali, con numerose (forse troppe?) innovazioni nel campo delle varietà, dei portinnesti e delle varie pratiche colturali, dalla potatura alla difesa.
Purtroppo, nonostante le buone pratiche colturali che i frutticoltori adottano sempre più e sempre meglio, la redditività della coltivazione è spesso determinata da fattori quasi impossibili da gestire quali landamento climatico, responsabile di forti alternanze di produzione, il mercato, a sua volta condizionato dalla variabilità dellofferta, in rapido mutamento per gli scenari commerciali che richiedono sempre più prodotti ad elevato standard qualitativo (intrinseco ed estrinseco).
Varie voci autorevoli si sono levate per favorire il superamento della stagnazione di cui il comparto del pesco soffre da alcuni anni, ma noi riteniamo che non sia con incentivi allestirpazione che sarà possibile ridare slancio alla coltura né tanto meno con incentivi al rinnovamento degli impianti. Cosa abbiano provocato gli "incentivi" nellagricoltura comunitaria è purtroppo allattenzione di tutti e nella cronaca di ogni giorno. Lodevoli e costruttive risultano invece alcune iniziative intraprese da operatori commerciali in collaborazione con associazioni di produttori, tendenti a concentrare lofferta della frutta mediante conferimenti aziendali in strutture anche interregionali, sorrette da una comune commercializzazione. La collaborazione fra loperatore commerciale ed il produttore può dare quel rilancio da tutti atteso se verranno perseguiti alcuni obiettivi:
- favorire lestirpazione degli impianti obsoleti, i cui costi di produzione sono più elevati;
- favorire lapplicazione di tecniche per una produzione integrata e di qualità con tecnici appositamente preparati;
- favorire la riconversione varietale con leliminazione di quelle cultivar non rispondenti alle mutate esigenze.
Clima
In linea di massima le condizioni climatiche italiane e degli altri Paesi mediterranei sono ideali per la coltivazione del pesco che può sopportare limiti assai ampi, da minime invernali di anche -15 -18°C fino ad ambienti subtropicali dove il riposo invernale è alquanto limitato. Si spiega anche così lenorme quantità di varietà diffuse nel mondo ed i numerosi costitutori che continuamente ne presentano di nuove.
La scelta della gamma di varietà che abbiano un fabbisogno in ore di freddo adatto alla zona nella quale si opera, è determinante per la riuscita della coltura.
Data la precoce fioritura occorre evitare le zone con frequenti gelate tardive preferendo quelle ad esposizione favorevole che possono assicurare le migliori condizioni, più facili da riscontrarsi in collina, dove le minime invernali sono meno basse e le gelate primaverili meno frequenti.
Terreno
La vasta gamma di portinnesti per il pesco disponibili sul mercato, appartenenti anche a più specie o interspecifici, fa sì che il problema del terreno possa essere risolto dalla scelta del portinnesto più adatto.
| Scelta del portinnesto Dipende da numerosi fattori: il tipo di terreno, le colture che hanno preceduto, la possibilità o meno di irrigare, la reperibilità sul mercato vivaistico, la varietà, ecc.. Certamente il primo fattore che determina la riuscita del pescheto è proprio la giusta scelta del portinnesto in rapporto al terreno. Numerosi sono i possibili portinnesti utilizzabili anche se, nella pratica, quelli più diffusi sono pochi; tuttavia, la necessità di individuare quelli che consentono di contenere lo sviluppo della pianta ed aumentare la densità di piantagione, nonché il bisogno di maggiore resistenza a fitopatie ed anomalie pedo-climatiche, hanno stimolato la ricerca e favorito lintroduzione di numerosi nuovi portinnesti per i quali è però necessaria una sperimentazione. |
Franco Slavo | GF 677 |
| HANSEN® | Selezioni del franco | |
| Serie P.S | BARRIER® 1 <> | |
| SIRIO® | Susino | |
| M.r.S 2/5 | Penta <> Tetra <> |
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Franco Slavo (P. silvestris) è stato il più diffuso in Italia fino a quando è stato possibile reperirne i semi. Se posto nelle condizioni pedoclimatiche idonee (terreno fertile, fresco, ben drenato con calcare attivo non superiore al 5-6%), si può ancora ritenere un ottimo portinnesto.
Selezioni del franco. Anche se numerose, solo alcune sono largamente utilizzate: il Missour viene preferito in Italia, anche per la mancanza del franco slavo e in altri Paesi mediterranei per una certa tolleranza ai nematodi e una minore sensibilità al cancro radicale. Come gli altri franchi è indicato per terreni freschi, ben drenati, anche sabbiosi o ciottolosi purché irrigui e con calcare attivo non superiore al 5-6 %. Induce una buona vigoria. Non può essere impiegato in terreni precedentemente coltivati a pesco, né in quelli pesanti ed umidi.
La Serie P.S., diffusa dallUniversità di Pisa, è interessante per luniformità dei soggetti ottenuti che conferiscono anche una costante produttività mentre si differenziano per il vigore; il P.S. B 2 induce un vigore pari al franco slavo; infine il P.S. A 5 induce un vigore inferiore del 10-15 % pertanto è idoneo per impianti intensivi o per varietà molto vigorose.
Il GF 677 (ibrido di pesco x mandorlo) è oramai il portinnesto più utilizzato. La propagazione è fatta quasi esclusivamente in vitro; induce maggior vigoria rispetto al franco del 10-15 % con frutti di qualità inferiore per pezzatura e colore nei primi anni dovuto al forte vigore, difetto che scompare una volta raggiunta la piena produzione. Questo portinnesto ha risolto sia il problema del ristoppio che quello della clorosi in quei terreni dove il calcare attivo arriva al 10-12 %, cosa frequente nel meridione italiano ed in altre zone dei Paesi Mediterranei. Ha mostrato ottima affinità con tutte le varietà di pesche e nettarine; si adatta a terreni poco fertili e siccitosi, anche pietrosi, purché permeabili; tollera male quelli argillosi - limosi e quelli soggetti a ristagni idrici. Mostra sensibilità nei confronti dell "Armillaria mellea", dell"Agrobaterium tumefaciens", della "Phytophthora cactorum" e dello "Stereum purpureum".
Fra le nuove introduzioni di ibridi, particolarmente interessante è SIRIO® <> (I.S. 5/22), selezionato dal Dipartimento di Coltivazione e Difesa delle piante legnose dellUniversità di Pisa assieme ad altri cloni, in quanto induce una vigoria del 40-50 % in meno rispetto al GF 677 ed una buona resistenza al calcare. Sono in corso prove per verificare il possibile utilizzo nei terreni ristoppiati o con problemi legati alla stanchezza.
Gli ibridi HANSEN® sono piuttosto sensibili all"Agrobacterium tumefaciens", ma presentano unelevata resistenza al calcare e sono immuni da nematodi galligeni.
BARRIER® 1 <> è un nuovo ibrido che vale la pena sperimentare potendo sostituire il GF 677 in quei terreni pesanti che avevano ospitato il pesco ma che presentano problemi di asfissia radicale.
I portinnesti del pesco derivanti dal susino sono utilizzati in quantità modesta perché in genere presentano vari inconvenienti: possono trovare una valida applicazione solo in particolari condizioni che non permettono la buona riuscita del franco o del GF 677.
Al momento solo l M.r.S 2/5 sta riscontrando un certo interesse, benché la sua validità sia ancora tutta da provare, per i risultati sperimentali diffusi che lo indicano adatto ad essere utilizzato nei terreni affetti da stanchezza anche quando sono pesanti, umidi ed asfittici e con calcare attivo elevato. Un limite alla sua diffusione è costituito da problemi di ordine vivaistico.
Due nuovi portinnesti, il Penta <> e il Tetra <>, si inseriscono nel panorama di portinnesti di susino per il pesco. I diritti di propagazione sono stati ceduti ad un laboratorio che ne ha iniziato la diffusione commerciale. LISF di Roma li ha ottenuti per libera impollinazione di "Imperial Epineuse", il primo, e di "Regina Claudia Verde" il secondo. Innestati con diverse varietà di pesco e nettarine, sono stati saggiati per diversi anni in cinque località con condizioni pedo-climatiche differenti fornendo sempre eccellenti risultati, sia nei terreni argillosi, pesanti, che in quelli sciolti o di medio impasto. Le differenze principali tra i due portinnesti consistono nelle maggiori dimensioni che il Penta induce alle piante rispetto a Tetra (+ 10%-15% ), nellanticipo di maturazione di alcuni giorni che Tetra induce rispetto a Penta e al pesco franco e, anche se in ambedue i portinnesti è molto elevata, in una migliore efficenza produttiva di Penta.
<> portinnesto brevettato, moltiplicato dagli aventi diritto.
Sistemi di allevamento
Il pescheto può essere eseguito con astoni innestati da vivaio, piante innestate a gemma dormiente (1-2 gemme), con portinnesti di un anno da innestare in campo e anche con piante in vaso innestate e in vegetazione.
I sistemi di allevamento del pesco si possono classificare in: forme in volume, forme a parete verticale e a pareti inclinate. Tutte le forme si possono ottenere più o meno rapidamente a seconda che si privilegi una potatura che si preoccupi soprattutto della forma voluta oppure la precoce entrata in produzione, limitando quanto più possibile interventi di taglio nei primi anni arrivando alla forma voluta più tardi. La moderna frutticoltura tende sempre più al secondo metodo per ammortizzare i costi nel minor tempo possibile.
In generale, si può affermare che lattuale tecnica tende a contenere lo sviluppo delle piante al fine di ridurre i tempi di lavoro: gli interventi risultano più veloci quando è possibile eseguirli da terra senza lausilio di carri o, peggio, di scale. Una limitata riduzione della produzione conseguente al minor volume degli alberi è preferibile quando il costo unitario di produzione è più basso. Ciò vale soprattutto per le imprese agricole mentre, ovviamente, il coltivatore diretto tenderà ad ottenere il massimo della produzione anche a discapito di un maggior tempo impiegato.
Vaso: quello classico, tipico della vecchia peschicoltura, comporta ampie distanze (6x5 - 6x6 m) con piante innestate su franco, poste in terreni fertili, che richiedono tagli energici con una lunga fase di allevamento e quindi una tardiva entrata in produzione. Dopo essere stato abbandonato in favore della palmetta è di nuovo utilizzato in forma più adatta alla moderna frutticoltura: il vasetto ritardato e il vaso veronese.
Vasetto ritardato: è la forma in volume alternativa a quella in parete che viene sempre più adottata nelle aziende di ampie dimensioni o in quelle troppo ridotte per giustificare lacquisto di un carro raccolta.
Si ottiene preferibilmente mettendo a dimora astoni di un anno, anche se non molto sviluppati in altezza, possibilmente provvisti di rami anticipati ben lignificati; prima della ripresa vegetativa si pulisce il tronco fino a 50 cm da terra, si eliminano i rami troppo vigorosi alleggerendo la cima. Luso di un filo fin dallimpianto al quale fissare le piante, eventualmente con lausilio di una canna, favorisce il mantenimento in posizione verticale, lassestamento delle radici e una miglior ripresa. Nel corso del primo anno non occorre alcun intervento salvo qualche ritocco sui germogli troppo vigorosi, specie se nella parte alta; al termine della prima vegetazione la si elimina nei primi 50 cm da terra e si diradano i rami presenti sulla cima dellastone. Nel corso del secondo anno la pianta si sviluppa, oltre che in altezza, maggiormente in larghezza per lombreggiamento provocato sulle branche dallastone mentre il prolungamento delle branche si attenua per la crescita di vigorosi rami laterali, così che la pianta assume naturalmente una forma globosa ed è pronta per unabbondante produzione. Al termine della seconda vegetazione si deve intervenire poco, proprio per favorire un elevata fruttificazione, alleggerendo lastone con leliminazione dei rami più vigorosi e predisponendolo a sostenere la forte produzione del terzo anno al termine del quale il suo ruolo sarà esaurito. Dopo la raccolta del terzo anno, in presenza di vigore eccessivo, o al termine della vegetazione, si procede alla completa eliminazione dellastone in modo da ottenere una forma di vaso con 4-5 branche; queste verranno deviate sopra una sottobranca alleggerendola nella cima senza eseguire tagli di ritorno per non provocare emissioni di succhioni. Nel corso della quarta vegetazione la pianta è in piena produzione; con la potatura si eseguono tagli di ritorno delle branche in luglio o dopo la raccolta per favorire la lignificazione ed una migliore illuminazione; il taglio di ritorno, che può essere fatto anche alla fine della vegetazione, va eseguito sul legno di almeno due anni, sopra numerosi rami , meglio se non molto vigorosi. Laltezza definitiva così raggiunta deve essere tale da consentire lesecuzione di tutte le operazioni manuali da terra.
La forma a vaso ritardato, come altre forme contenute in altezza, è più esposta a danni da freddo, siano gelate invernali o brinate tardive.
Vaso veronese: è costituito da tre branche primarie inserite su un tronco alto da terra 40-50 cm, inclinate di 45-55°. Lungo le branche primarie sono allevate 6-8 branchette di dimensioni decrescenti dalla base verso lapice. Le tre branche non devono mai essere cimate sul prolungamento dellanno. La massima altezza della pianta è di m 2,50-2,70; ciò permette lesecuzione di tutte le operazioni manuali da terra. Mediante tagli di ritorno eseguiti fra fine agosto e metà settembre si controlla laltezza delle branche e si esegue un anticipo della potatura invernale. La potatura verde si esegue allepoca del diradamento dei frutticini e in prossimità della raccolta, anche per favorire la colorazione dei frutti.
Esistono varianti al tipo di vaso sopra descritto che prevedono 4 branche (doppia y), angolature diverse delle branche, ecc.
Palbidone: si ottiene ponendo a dimora astoni ben lignificati molto sviluppati anche in altezza sui quali non si effettuano, nel concetto più estremo, interventi di potatura per almeno 2 o 3 anni; si ottiene così la formazione di una parete larga, di pronta entrata in produzione con minima spesa di potatura. Al termine del terzo anno e successivamente degli altri anni, si interviene con tagli, anche grossi, per eliminare le branche sviluppate di traverso alla fila fino ad ottenere una palmetta irregolare e comunque una parete produttiva. Alcuni interventi, eseguiti nei primi due anni per alleggerire la cima, per pulire i primi 50 cm da terra eliminando anche alcuni germogli particolarmente vigorosi o male inseriti, facilita loperazione di "palmettatura", riduce il rischio di eccesso di produzione del terzo anno che darebbe unelevata spesa per il diradamento e favorisce il mantenimento della vegetazione nella parte bassa della chioma.
Contrariamente a quanto può sembrare, gestire bene questa forma di allevamento non è affatto facile e presuppone una buona conoscenza dei principi fisiologici che regolano lo sviluppo della pianta in rapporto agli interventi che si effettuano.
Resta pur sempre una forma costituita da piante grandi e quindi con sesto dimpianto ampio (m 4,5-5 x 4-5) che non risponde più alle esigenze di riduzione dei costi della moderna frutticoltura.
Palmetta: ha costituito il passaggio dalla forma in volume ad una forma in parete con il vantaggio di poter utilizzare piattaforme per lesecuzione delle operazioni manuali di potatura, diradamento e raccolta facilitando al contempo limpiego delle macchine per i trattamenti, i diserbi e la lavorazione del terreno.
Dalliniziale palmetta regolare ottenuta attraverso continui tagli dellastone per ottenere le impalcature, si è passati alla più razionale "palmetta irregolare" con potatura a tutta cima, dove le branche dellimpalcatura si ottengono da rami anticipati.
La forma a palmetta trova la sua convenienza nei confronti del vaso quando è possibile lutilizzo del carro raccolta. Durante la prima vegetazione, occorre intervenire per favorire lo sviluppo dei germogli che dovranno costituire lo scheletro, eliminando o spuntando i diretti concorrenti, mentre la potatura invernale servirà a completare quella estiva limitando i tagli ai rami eccessivamente vigorosi ed alleggerendo le cime delle branche primarie o del tronco.
Fin dal primo anno si opera la scelta delle branchette secondarie sulle branche della prima impalcatura eliminando i rami anticipati della cima per 20-30 cm diradando gli altri, eliminando quelli in posizione dorsale e ventrale. Per ottenere piante equilibrate è fondamentale dare la giusta inclinazione alle branche e alle sottobranche: le branche della prima impalcatura debbono avere un angolo di inserzione sul tronco superiore a 45°, mentre quelle della seconda e della terza impalcatura, a volte poco vigorose, è opportuno lasciarle in posizione naturale fino al raggiungimento della giusta dimensione.
Durante la seconda vegetazione si eseguono due o tre interventi di potatura verde per alleggerire le cime delle branche della prima impalcatura scegliendo le branchette secondarie, individuando le branche della seconda e della terza impalcatura con piegatura e torsione dei germogli troppo vigorosi o mal inseriti. In presenza di frutti si dovranno eliminare quelli verso la cima delle branche lasciando molto carichi i rami troppo vigorosi.
Alla fine del secondo anno la potatura segue gli stessi criteri visti per favorire la formazione dello scheletro, iniziando contemporaneamente una potatura di produzione sui rami misti che andranno ridotti nel numero e nelle dimensioni. Allo stesso modo si procede nella terza vegetazione scaricando le cime, eliminando o torcendo alla base i rami troppo vigorosi con almeno due passaggi di potatura verde. Nel corso delle successive vegetazioni gli interventi in verde si riducono a uno o due allanno, mentre alla fine della vegetazione o prima della ripresa, si opererà solo con la potatura di produzione che consisterà in tagli di ritorno, sempre su legno di due o tre anni sopra un ramo non troppo vigoroso, diradamento dei rami misti ed eliminazione di quelli obsoleti.
La potatura si inizia dalla cima di una branca scendendo verso la base individuando il prolungamento della branca stessa, eliminando i rami troppo vigorosi e troppo deboli o male inseriti. Lintensità della potatura varia a seconda della quantità di gemme a fiore presenti, degli eventuali danni da freddo o insufficiente quantità di ore di freddo.
Evoluzioni della palmetta a tre impalcature, quali la palmetta a due o ad una impalcatura, seguono gli stessi criteri visti sopra, con una riduzione delle distanze.
Pal-spindel: forma diffusa soprattutto nel veronese, caratterizzata da aziende di dimensioni ridotte e dalla consuetudine a coltivare il pesco a vaso molto contenuto in altezza. E costituita da una prima impalcatura con due grosse branche inserite a 50 cm da terra e al centro un asse rivestito di branchette a frutto che non supera i 2,70-3 m di altezza. Le due branche, inclinate di 45-50° nel senso del filare, vengono legate a quelle della pianta vicina e formano così la parete produttiva.
Fusetto: lintensificazione degli impianti e la riduzione delle distanze ha fatto introdurre questa forma di allevamento anche nel pesco. E possibile ottenere il fusetto anche da astoni lasciati interi purché questi siano ben maturi, vigorosi, meglio se provvisti di rami; in questo caso è preferibile sostenere limpianto con pali e un filo nei primi due anni.
Gli interventi di potatura verde e di potatura invernale vanno fatti con gli stessi criteri visti per le altre forme, mantenendo stretta la parte alta della pianta, formando un primo giro di 4-5 branche basali mantenute lunghe 100-120 cm con una inclinazione superiore ai 55-60°, sulle quali si fanno sviluppare diverse sottobranche a seconda della lunghezza delle branche. Per dare luce alle piante evitando che si spoglino al loro interno o che la vegetazione si sposti troppo in alto occorre, a volte, intervenire presto nel corso ed al termine del primo anno e nel secondo, in modo energico con almeno una anche rapida potatura estiva ed una forte potatura entro settembre che verrà rifinita prima della fioritura.
Con il fusetto la distanza si riduce a 4-4,5 m fra le file e 1,5-2 m sulla fila. In alcuni casi, specie con piante non molto vigorose, è praticabile il fusetto senza branche permanenti lungo lasse principale rivestendo questo in ogni sua parte di corte ramificazioni, rami misti, brindilli, mazzetti di maggio. Ciò può consentire unulteriore intensificazione sulla fila ed un maggior controllo delle operazioni da terra.
Ipsilon trasversale: da alcuni anni si sta nuovamente diffondendo, specie nel meridione dItalia e nel veronese, per realizzare più alte densità dimpianto. Il sistema si presta molto bene anche per la forzatura con tunnel di plastica. Anche questa forma va nella direzione di pescheti più curati fin dallinizio, al contrario delle forme libere, viste le condizioni meno naturali per le piante ed i maggiori investimenti iniziali. Presenta due pareti inclinate e convergenti alla base, formate da due branche per pianta con uninclinazione prossima ai 45° a volte anche inferiore o molto superiore (60-70° nel veronese).
Le distanze adottate sono comprese fra i 4-5 m fra le file ed i 1,5-2 m fra le piante sulla fila.
Si ottiene da astoni cimati a 40-60 cm o da piante a gemma dormiente o innestate sul posto, favorendo lo sviluppo di un germoglio cimato al verde per dare origine a due germogli anticipati che verranno lasciati inizialmente liberi di sviluppare per poi intervenire in estate od a settembre divaricando gradualmente con laiuto di due robuste canne sostenute da una struttura permanente costituita da pali ed un filo. Questultimo deve essere posto ad unaltezza di almeno 2 m così che non intralci il passaggio degli operatori. Durante la prima vegetazione, sono necessari alcuni interventi, peraltro rapidi, di potatura verde per tenere leggere le cime delle due branche, eliminare o mortificare i germogli troppo vigorosi che si sviluppano in posizione non favorevole (dorso e in ombra) inducendo lo sviluppo di branchette fruttifere laterali ben esposte alla luce. Allo stesso modo si procede durante le successive vegetazioni, rifinendo alla fine del riposo, come visto nelle altre forme.
Altre forme intermedie a quelle indicate possono essere adottate a seconda delle condizioni ambientali, socioeconomiche e diverse combinazioni di varietà e portinnesto; restano però sempre validi i principi fisiologici a cui si è accennato.
Distanze di impianto
La scelta deve tenere conto di molti elementi: il portinnesto, la fertilità del terreno, la forma di allevamento, la disponibilità di acqua, la varietà , ecc.
Potatura di produzione
Ha lo scopo di regolare la produzione e migliorare la qualità dei frutti. Nel pesco inizia molto presto: già al secondo anno compaiono diversi frutti e al quarto o al quinto anno si passa alla piena produzione; lintensità del diradamento dei rami misti deve anchessa essere man mano maggiore fino a raggiungere il 50-70 % nella fase adulta. Al raggiungimento della piena fruttificazione si deve porre la massima attenzione per mantenere il giusto equilibrio fra vegetazione e produzione, distribuendo questultima sulle branche primarie e secondarie in modo razionale mediante lasportazione dei rami che hanno prodotto e tagli di ritorno sopra uno o più rami misti di giusto vigore, eliminando i rami troppo vigorosi o male inseriti così da mantenere i rami a frutto il più possibile vicino alla struttura scheletrica della pianta.
Le varietà di pesche da industria (percoche), in generale, producono meglio sui dardi (mazzetti di maggio) e sui brindilli inseriti sui rami che hanno già fruttificato (grondacci), pertanto questi non vanno asportati completamente ma accorciati o diradati in quanto per queste varietà lindustria richiede frutti di pezzatura uniforme e non grossa.
Durante la piena fruttificazione è necessario eseguire uno o due interventi in verde per asportare i succhioni, diradare o piegare i germogli onde favorire una buona lignificazione e mantenere rivestita la parte basale della chioma.
La potatura meccanica estiva trova validità solo nelle varietà da industria e per il "topping" al fine di ridurre i ricacci nella parte alta della chioma.
Diradamento dei frutti
È la più importante operazione per ottenere frutti di pezzatura commerciale a complemento della potatura sia di allevamento che di produzione. Va eseguita alla quarta-sesta settimana (25-35 giorni) dopo la piena fioritura: iniziata precocemente assicura una miglior pezzatura dei frutti, un anticipo della maturazione, miglior colore e maggiore differenziazione di gemme per lanno successivo ma, nelle varietà soggette a spaccatura del nocciolo, ne accentua il difetto. Nelle varietà molto precoci e sotto tunnel di forzatura, può essere utile eseguire il diradamento in due volte, una prima volta energica e una seconda di rifinitura.
Il diradamento chimico nel pesco sembra molto difficile da mettere a punto per le varietà da consumo fresco e nettarine mentre è più praticabile per le percoche così come il diradamento meccanico.
Concimazione
La corretta nutrizione è un elemento fondamentale per assicurare elevati livelli produttivi e qualitativi del pescheto; essa deve tenere conto di tutte le tecniche colturali applicate e delle reali condizioni del terreno opportunamente analizzato. I disciplinari di produzione integrata diffusi da alcune regioni possono essere un valido aiuto per ridurre i costi e limpatto ambientale.
Lestrema diversità di tipi di terreno e di ambienti in cui il pesco viene coltivato rende impossibile una generalizzazione della concimazione; questa deve sempre essere fatta sulla base di informazioni relative alle caratteristiche fisico-chimiche risultanti dalle analisi del terreno.
Concimazione dimpianto
Durante la preparazione del terreno è sempre consigliabile unabbondante concimazione organica sia generalizzata che localizzata sulla fila o nella buca; nei terreni sciolti, grossolani, è opportuno frazionare gli apporti organici distribuendone parte prima dellimpianto e parte alla fine della prima vegetazione, calcolando che per ogni 100 quintali di letame si apportano circa 50 unità di azoto, 30 unità di fosforo, 40 unità di potassio, microelementi, e si migliora la struttura del terreno nonchè lassorbimento degli elementi nutritivi.
La concimazione minerale deve tenere conto delle dotazioni di fosforo e potassio rilevate: con dotazioni normali è sufficiente limitarsi alla sola concimazione organica con eventuale apporto di 100-200 unità/ha di k2O in presenza di terreni compatti; con dotazioni basse è necessario apportare la quantità di unità mancanti con concimi di sintesi, tenendo conto dellinsieme di P e K apportato con la concimazione organica. Se le dotazioni sono elevate è sufficiente la sola sostanza organica.
Concimazione di produzione
Con le nuove tecniche il periodo di allevamento è ridotto quasi ad una sola vegetazione, pertanto fin dal primo anno si deve intervenire con la concimazione in funzione della produzione; questa dovrebbe essere guidata dalla diagnostica fogliare stante la diversità di condizioni che caratterizza le aree peschicole e gli stessi frutteti.
La distribuzione dellazoto deve tenere conto di alcune indicazioni:
lassorbimento di azoto alla ripresa primaverile è molto limitato; indicativamente quindi, è opportuno distribuirlo in modo frazionato nel periodo compreso fra la fioritura ed il diradamento e dopo la raccolta, evitando apporti in prossimità della maturazione dei frutti;
per le varietà precoci lintervento primaverile deve essere anticipato;
per le varietà tardive lapporto dopo la raccolta di 30-50 unità di N per ettaro è indispensabile per favorire laccumulo di riserve;
per le varietà precoci occorre mantenere il terreno umido anche durante la stagione estiva al fine di favorire lassorbimento delle sostanze azotate di riserva negli organi legnosi;
la distribuzione autunnale va eseguita quando le foglie sono ancora attive e deve essere considerata complementare a quella primaverile per non superare le quantità previste;
in presenza di impianti di irrigazione localizzati la distribuzione deve interessare maggiormente il filare, riducendo la quantità di circa un quarto;
con la fertirrigazione lapporto di azoto può ridursi del 50 %;
per frutteti equilibrati in normali condizioni vegeto-produttive gli apporti annuali di azoto non dovrebbero superare le 100 unità/ha;
quantità di azoto troppo elevate provocano eccessiva vegetazione, minor qualità, scarsa resistenza dei frutti e ritardi di maturazione. Favoriscono attacchi di monilia e insetti.
Il fosforo è assorbito in quantità annuali limitate a 20-40 Kg/ha, pertanto gli apporti fatti con la concimazione di fondo possono risultare sufficienti; salvo casi poco frequenti, il terreno è sufficientemente dotato. Opportune analisi fogliari possono indicare la necessità di interventi periodici; quelli più efficaci si ottengono con la fertirrigazione o con trattamenti fogliari.
Il potassio è assorbito in quantità maggiore: 150-250 Kg/ha. La dotazione naturale del terreno e la buona concimazione di fondo possono non essere sufficienti pertanto, apporti in copertura, più o meno elevati a seconda dei risultati delle analisi fogliari, vanno fatti periodicamente in autunno o con fertirrigazione o trattamenti fogliari.
Linerbimento favorisce lassorbimento sia del potassio che del fosforo.
I microelementi vanno considerati con attenzione ricorrendo alla diagnostica fogliare per valutarne la necessità di apporti durante la fase produttiva, secondo la tabella qui riportata.
Le microcarenze sono spesso risolvibili con interventi alla chioma; recentemente sono stati riscontrati ottimi risultati con trattamenti fogliari preventivi a base di sali di calcio per ridurre la rugginosità dellepidermide che colpisce in particolare le nettarine; anche la clorosi ferrica da calcare viene ben controllata con ripetute applicazioni fogliari di ferro sotto forma chelata ( HEDTA, DTPA, EDDHA) o somministrazioni al terreno (EDDHA) o per fertirrigazione.
Entrano sempre più nelluso corrente anche altri formulati contenenti ormoni, vitamine, acidi umici e fulvici, amminoacidi e non meglio specificati "attivatori" (biochimici, biologici, fisiologici, ecc.) tutti preparati che, se ben impiegati, migliorano lallegagione, la qualità dei frutti, colore, sapore, consistenza, resistenza a malattie e trasporti, ecc.. Sono spesso utilizzati per il superamento di stress dovuti a basse temperature.
Irrigazione
Le esigenze idriche del pesco variano a seconda di diversi fattori: terreno, piovosità, portinnesto, varietà, gestione del suolo, ecc.. E stato calcolato che un ettaro di pescheto in produzione consuma da 2500 a 4000 mc dacqua pari a 250-400 mm di pioggia; considerando però che le piante utilizzano solo una parte dellacqua che arriva loro per le precipitazioni o per lirrigazione, lapporto deve essere sensibilmente superiore.
La distribuzione del totale volume di adacquamento deve differenziarsi in funzione delle diverse situazioni: più frequente nei terreni sciolti che in quelli compatti; più concentrata in primavera-inizio estate per le varietà precoci; abbondante nella fase di fioritura, scarsa fino allindurimento del nocciolo, più forte durante laccrescimento del frutto, ancora limitata dopo la raccolta seppur continua, per favorire la differenziazione delle gemme e laccumulo di sostanze di riserva.
La distribuzione è molto diversa a seconda del tipo di impianto: tralasciando il metodo per scorrimento (o infiltrazione) con il quale è molto difficile distribuire in modo uniforme e controllare i quantitativi dellacqua, con impianti per aspersione gli intervalli debbono essere più lunghi che con gli impianti localizzati a goccia e microjet. La preferenza fra i due sistemi va data in funzione della disponibilità dellacqua e della spesa, in quanto entrambi sono validi purché ben progettati.
Prove condotte in Emilia-Romagna da parte del CER hanno permesso la redazione di due tabelle per la gestione dellirrigazione che possono dare unindicazione per quellambiente.
Gestione del suolo
La scelta fra inerbimento, diserbo chimico o lavorazione è motivo di discussione fra i tecnici; si può affermare che i fattori che determinano la scelta a favore delluno o dellaltro dipendono essenzialmente dalle condizioni pedoclimatiche, dal tipo di impianto, dalle attrezzature aziendali e, soprattutto, dalla disponibilità di acqua per irrigare.
In allevamento la preferenza è o per il diserbo manuale o per il controllo delle infestanti annuali mediante trattamenti invernali di prodotti residuali, applicati solo sulla fila, e trattamenti erbicidi ad applicazione fogliare effettuati con apparecchi opportunamente schermati in primavera-estate; nellinterfilare si lasciano crescere liberamente le infestanti o si seminano appositi miscugli controllando lo sviluppo del manto erboso con sfalci periodici per sfruttarne leffetto pacciamante. Linerbimento anche parziale del pescheto comporta la necessità di abbondare con le concimazioni e lirrigazione a causa della competizione nutrizionale ed idrica che può compromettere lattività vegetativa e la quantità dei frutti. Linerbimento migliora le caratteristiche di porosità e permeabilità del terreno, inoltre incrementa il contenuto di sostanza organica e lattività biologica del terreno.
Nei pescheti condotti in coltura asciutta non è possibile linerbimento ed è necessario ricorrere alla lavorazione del suolo con la precauzione di eseguirla in modo molto superficiale, evitando lesecuzione in periodi troppo umidi per non compattare e creare problemi di asfissia alle radici del pescheto.
Difesa fitosanitaria
I parassiti che colpiscono il pesco sono molto numerosi e non sono pochi quelli che possono compromettere la produzione o anche la vita delle piante.
Diversi Enti regionali ed associazioni di produttori hanno diffuso dei "disciplinari di produzione integrata" ai quali è opportuno che lagricoltore si adegui per non creare problemi alla commercializzazione dei frutti e ridurre limpatto ambientale con luso dei pesticidi.
La difesa contro la virosi va fatta utilizzando piante o materiale virus-esente o comunque di origine controllata.
Anche per la batteriosi occorre conoscere il luogo di provenienza del materiale di propagazione che deve avere origine da piante madri assoggettate a controlli periodici e poste in luoghi distanti da altre piante di drupacee infette.
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Crittogame
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Batteriosi
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Virosi
In Italia non si è dato mai grande importanza alle malattie da virus perché non di facile individuazione in quanto molte manifestazioni virotiche vengono scambiate per alterazioni di altra natura. Il frutticoltore non è in grado di effettuare una lotta diretta contro le malattie da virus, pertanto la sola garanzia che ha è quella di acquistare materiale certificato VIRUS ESENTE quando utilizza portinnesti, gemme o astoni.
Fra le virosi che colpiscono il pesco diamo un breve cenno delle più pericolose.
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Insetti
Con le modalità di difesa integrata è possibile valutare la presenza dei parassiti attraverso luso delle trappole sessuali consentendo di intervenire, solo se necessario, con i prodotti e nei tempi più opportuni con notevoli risparmi di antiparassitari e minor impatto ambientale. Un ulteriore aiuto nella lotta insetticida ed acaricida viene fornito dagli insetti utili, predatori di quelli dannosi, che in diversi casi sono in grado di controllarne la diffusione.